Notizie

Psicologi a domicilio 1/ Come affrontare paura e noia

Articolo pubblicato da Araldo Lomellino https://www.araldolomellino.it/prima-pagina/psicologi-a-domicilio-affrontare-paura-e-noia/

L’emergenza di una nuova forma di Coronavirus ha creato in un lasso temporale molto ridotto un profondo stravolgimento delle nostre quotidianità e dei nostri equilibri, generando una situazione di disorientamento e sospensione. Paura, tristezza e angoscia sono alcune delle emozioni che possono emergere in ciascuno di noi. La paura è una di quelle emozioni di cui abbiamo sentito parlare maggiormente in questi giorni dai media o da esperti del settore, avendo essa un forte potere adattivo: ha la preziosa funzione di segnalare la presenza di un pericolo al fine di mettere in atto comportamenti adeguati per favorire la sopravvivenza. La paura, insieme a una valutazione cognitiva della situazione, ci dispone in situazioni di pericolo.

Anche se il nostro cervello è fatto per rispondere a situazioni emergenziali in modo immediato ed eccellente, quando l’emergenza si prolunga, è necessario per tutti noi iniziare a sviluppare risorse più complesse rispetto alle difese più primitive, e riuscire a orientarci nel presente cercando le risorse ancora accessibili e utili a navigare dentro l’urgenza, con crescente capacità e fiducia verso un ritorno alla sicurezza. Il cervello umano è capace di adattarsi a situazioni inimmaginabili e questo processo di adattamento è di solito naturale: abbiamo un picco di terrore e smarrimento, poi, se abbiamo sufficiente supporto intorno, una cornice chiara in cui muoverci, adeguate risorse interne ed esterne, gradualmente iniziamo a costruire nuove prospettive e possibilità, imparando e traendo forza proprio dall’esperienza negativa vissuta. Questa capacità di affrontare con risorse un momento traumatico è nota come resilienza, ed è quanto molti di noi stanno sperimentando in questi giorni di reclusione.

Se da una parte il vissuto emotivo della paura è un nostro alleato, dall’altra, qualora non riuscissimo a trovare nuove risorse per viverlo e gestirlo, potrebbe sfociare in forme di disturbo psicopatologico. Studi e osservazioni condotte in Cina, che ha affrontato l’epidemia prima che arrivasse in Italia, evidenziano come accanto alle difficoltà di salute pubblica, si sia riscontrato anche un aumento di problematiche psicologiche, quali ansia, depressione e stress (Lima et al., 2020). Il nostro equilibrio psicologico può essere minato non solo dalla paura del contagio da parte di un virus di cui sappiamo poco, e dalle conseguenti preoccupazioni per la salute, ma anche dalle misure restrittive imposte che, in pochi giorni, ci hanno portato a rivedere completamente le nostre routine.

L’isolamento che ci troviamo a vivere rappresenta un’esperienza difficile: la separazione dai propri cari, la perdita di libertà, l’incertezza circa lo stato di salute, la noia, possono creare effetti drammatici. Una recente review pubblicata su Lancet (Brooks et al., 2020) evidenzia come gli effetti psicologici di misure di quarantena adottate in precedenti momenti storici (si pensi ad esempio alla quarantena imposta nel 2003 in Cina e Canada per la diffusione della Sars), siano risultati essere ad ampio raggio, sostanziali e si sarebbero protratti a lungo nel tempo, anche per mesi o anni in seguito alla risoluzione della misura precauzionale. Certo gli effetti di non applicare tali misure preventive e contenitive sarebbero maggiori in termini di salute pubblica, compresi i decessi, ma è importante anche prestare particolare attenzione e cura ai vissuti emotivi, cercando di arginare la possibile insorgenza di disturbi psicologici, che trovano un terreno fertile nella noia, nella frustrazione e nel senso di isolamento determinati dal confinamento, dalla perdita delle routine usuali, dalla riduzione dei contatti fisici e sociali con gli altri. La situazione che stiamo vivendo è una condizione pressoché unica nella storia, di sospensione di mondo.

La perdita relazionale e la perdita di contesto in queste proporzioni non emergono dalle memorie di quanti hanno vissuto l’ultima Guerra: l’aggregazione di gruppo, da quando l’uomo è al mondo, è sempre stato il più potente contenitore dell’angoscia, e la stessa letteratura ce lo testimonia attraverso le opere del Manzoni o del Boccaccio. L’attuale sospensione di mondo priva l’uomo di ciò che ha di più essenziale: il contatto interumano. Come scrive lo psichiatra Gilberto Di Petta

nella situazione che ci è stata imposta, di sospendere tutto l’ovvio e tutto il non necessario, si è ridotta la vita umana unicamente a tre declinazioni: 1) la nutrizione; 2) la cura medica; 3) il lavoro (se non rientra tra i lavori superflui) […] Cosa rimane, in definitiva, di un’esistenza privata del mondo e sospesa sul nulla?

Se c’è un vantaggio che possiamo trarre da questa violenta riduzione di mondo è di sentire che esiste dentro di noi, insopprimibile, la condizione di possibilità dell’altro o del mondo, la condizione di possibilità di una rete di relazioni autentiche, nelle quali noi sentiamo di appartenere veramente a qualcuno, al di là del nostro ruolo, del nostro lavoro, al di là del contatto fisico, del nostro habitus, e nelle quali qualcuno appartiene veramente a noi.

(…) È portentoso quello che succede. E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano. Forse ci sono doni. Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo. (…)

Recita così la poetessa Mariangela Gualtieri in “Questo ti voglio dire”, una poesia composta per questi giorni di stravolgimento, dove stiamo apprendendo quanto è triste stare lontani, dove ci troviamo a rivolgere più preghiere al cielo e a fare tante cose, nell’intimità delle nostre case, per la prima volta, scoprendone anche il gusto. “#andratuttobene” è lo slogan che sta circolando in Italia sui social da nord a sud e, senza voler forzare su un ottimismo che naturalmente non può trovare spazio in tutte le situazioni, sta creando in molti un forte senso di appartenenza, legami e forme di solidarietà che alleviano il dolore di questo momento.

Cosa sembrerebbe attualmente contribuire a contenere l’angoscia? In accordo con l’analisi condotta dalla review pubblicata su Lancet indicata sopra, utili strumenti risiederebbero nel tentativo di comprendere e dare significato a ciò che stiamo vivendo, che possiamo costruirci solo attraverso l’ascolto o la lettura di informazioni date da fonti autorevoli, ad esempio dal Ministero della Salute o dalla Protezione Civile; in una comunicazione chiara e precisa che rassicuri anche sulla disponibilità di beni di prima necessità (alimentari e medici); nel rafforzamento di un senso di altruismo, solidarietà e responsabilità civica, che emergono anche dalla condizione di stare a casa per preservare la salute di tutti; nella scelta di attività significative da fare. Questi alcuni degli aspetti che dovremmo dunque pazientemente coltivare, scoprendo risorse di adattamento funzionale, in attesa di ritornare a viversi.

dott. Nicola Allegri

dott.ssa Antonella Auletta

dott.ssa Federica Del Signore

ACCOGLIENZA, ASCOLTO E SUPPORTO

Il coraggio è quello che ci vuole per alzarsi e parlare; il coraggio è anche quello che ci vuole per sedersi e ascoltare.

Sir Winston Churchill

Il Centro di Consulenza Familiare è a disposizione del pubblico per offrire uno spazio di ACCOGLIENZA, ASCOLTO E SUPPORTO. Chiamando il nostro numero è possibile avere un primo colloquio gratuito di orientamento ed essere messi in contatto con un professionista della relazione d’aiuto.

Il servizio è attivo al numero: 371 482 7780

LUN – VEN: 9.00 – 12-00 e 15.00 – 17.00; SAB: 9.00 – 12.00

In questo momento di emergenza sanitaria ci troviamo a fronteggiare molte sfide. Da un lato facciamo i conti con la paura del contagio che può alimentare e aumentare le nostre ansie, dall’altro dobbiamo fare i conti con l’interruzione del nostro stile di vita, con l’isolamento e il generale senso di sospensione, non essendo chiaro quanto tutto questo durerà.

Rimanere a casa e restare isolati fisicamente è l’unico modo per rallentare il contagio e quindi proteggere noi stessi e gli altri. In questo momento la prevenzione è la principale arma contro il virus.

Per molte persone questa situazione può rappresentare un momento di particolare difficoltà a causa della solitudine e delle emozioni in gioco. Non c’è di che vergognarsi se sentiamo il bisogno di parlare con qualcuno capace di ascoltare per chiedere comprensione, orientamento e rassicurazione.

Il servizio è dedicato anche a medici, infermieri e a tutto il personale sanitario che si trova sottoposto a ritmi di lavoro molto stressanti, al reale pericolo del contagio e spesso è costretto a isolarsi dai propri cari.

Aiutami a dire arrivederci!

“Certe anatre dicono che si diventa angeli e si sta seduti sulle nuvole
e si può guardare la terra dall’alto.”
“Possibile” disse la Morte, e si mise seduta.
“In ogni caso le ali ce le hai già”.
Tratto dal testo per bambini
L’Anatra, la Morte e il Tulipano
di W. Erlbruch

Un lutto improvviso o inaspettato, in una situazione dove non è possibile salutare il proprio caro ed essergli accanto durante la morte, oppure accompagnarlo alla sepoltura, costituisce un momento di grande dolore e per molte persone una situazione traumatica.

Il Centro di Consulenza Familiare di Vigevano attiva uno sportello d’ascolto gratuito per offrire a tutto il territorio delle diocesi di Vigevano, Pavia e Tortona:

  • un servizio di prima accoglienza per tutte le persone che sentono il bisogno di aiuto per affrontare il lutto per la perdita di una persona cara
  • sostegno e orientamento per chi convive con persone che affrontano lutti improvvisi e hanno bisogno di aiuto
  • un servizio di ascolto empatico per il sostegno e il contenimento emotivo
  • la possibilità di realizzare 3 incontri gratuiti a distanza   (Skype, Whatsapp, telefono)
  • i professionisti a disposizione sono: consulenti familiari,  psicologi, psicoterapeuti

Come si diventa Consulente Familiare?

L’aspirante consulente familiare deve seguire un corso triennale di formazione specifica, con esami intermedi e compilazione di una tesi da discutere nell’esame finale presso una scuola riconosciuta dall’A.I.C.C.e F. (Associazione Italiana Consulenti Coniugali e Familiari). Dopo l’acquisizione del Diploma di Consulente della coppia e della famiglia (una qualifica professionale) inizia il tirocinio professionale di 18 mesi e di 150 ore. Si intende per tirocinio l’esercizio post diploma di un servizio di consulenza alla persona, alla coppia e al nucleo familiare, in conformità alle norme previste dal Regolamento dell’A.I.C.C.eF. Il servizio di consulenza può essere esercitato all’interno di un Consultorio o analoga struttura o presso lo studio privato di un Socio effettivo e deve essere supervisionato.

Ai fini della validità del tirocinio deve essere documentata la casistica e l’attività consulenziale svolta, con un minimo di 150 ore e di 4 casi di consulenza familiare trattati in autonomia.

Dopo il tirocinio si può fare domanda per essere iscritto all’A.I.C.C.eF. come Socio effettivo ed iscritto nell’ELENCO ufficiale dei Consulenti Familiari, ma è necessario sostenere un esame di idoneità all’esercizio della consulenza familiare.

Il C.F. ha una preparazione teorica di base nelle varie discipline socio-educative, pedagogiche, psicologiche, sessuologiche, sanitarie, sociologiche, giuridiche e nelle altre scienze umane, relativamente agli aspetti del disagio del singolo, della coppia e del nucleo familiare (e finalizzata anche a riconoscere le patologie di cui non è competente).

Applica la consulenza familiare, che si qualifica come una relazione d’aiuto (non psicoterapia) che tende a fare della persona la protagonista del superamento della sua difficoltà, instaurando un rapporto di fiducia e di collaborazione, affinché l’utente con le sue stesse risorse, superi il momento di disagio.

La formazione prevede apprendimento delle dinamiche di gruppo e partecipazione a gruppi di discussione e l’apprendimento delle tecniche di progettazione, documentazione e promozione del proprio lavoro.E’ tenuto alla supervisione individuale o supervisione di gruppo, che consente di scoprire la validità delle proprie motivazioni e di maturare la propria personalità ai fini della consulenza; L’allievo è sottoposto a esercitazioni pratiche, che consentono la verifica, a livello professionale, di quanto ha appreso e maturato.

© AICCEF – Associazione Italiana Consulenti Coniugali e Familiari

Chi è il Consulente Familiare?

Definizione e breve storia del Consulente Familiare.

Il Consulente della Coppia e della Famiglia è il professionista socio educativo, si può dire “professionista delle relazioni umane”, che, “ con metodologie specifiche , aiuta i singoli, la coppia o il nucleo familiare a mobilitare, nelle loro dinamiche relazionali , le risorse interne ed esterne per affrontare le situazioni difficili” nel rispetto delle convinzioni etiche dell’utente.

Secondo la definizione indicata dall’A.I.C.C.eF., l’Associazione professionale che ne tutela la professione, e presente nel suo Statuto, Il Consulente della coppia e della famiglia, più semplicemente chiamato Consulente familiare, nell’esercizio delle sue funzioni:

a) Attua percorsi centrati su atteggiamenti e tecniche di accoglienza, ascolto e auto ascolto che valorizzino la persona nella totalità delle sue componenti.

b) Si avvale di metodologie specifiche che agevolano i singoli, la coppia e il nucleo familiare nelle dinamiche relazionali a mobilitare le risorse interne ed esterne per le soluzioni possibili.

c) Si integra, ove occorra, con altri specialisti.

d) Agisce nel rispetto delle convinzioni etiche delle persone e favorisce in esse la maturazione che le renda capaci di scelte autonome e responsabili.

e) E’ tenuto al segreto professionale.

Il Consulente Familiare muove i suoi primi passi in Italia negli anni ‘40 del secolo scorso, voluto fortemente da don Paolo Liggeri che, di fronte all’enorme esigenza di sostegno psicologico richiesto da gruppi familiari annientati dalla guerra, nel 1948 istituì il primo consultorio familiare presso l’Istituto La Casa di Milano. Liggeri è stato tra i fondatori dell’Ucipem (Unione dei Consultori Italiani Prematrimoniali e Matrimoniali) ed ha affermato la centralità del Consulente Familiare nelle equipe dei Consultori come figura indispensabile per la relazione d’aiuto basata sull’ascolto attivo, sull’intervento non direttivo , empatico e non giudicante.

Il primo Corso di formazione per Consulenti familiari si tenne a Torino, per iniziativa del Centro “Punto Famiglia”, negli anni 1974/75, condotto dal Prof. Jean Lemaire, fondatore dell’Association Francaise Centres Consultation Coniugale e suoi collaboratori, e dal Centro di psicoterapia e psicopedagogia di Torino. Nel 1976 fu fondata, a Roma, la “Scuola Italiana Consulenti Familiari “ (Sicof), che da subito ebbe una grande diffusione con decine e decine di corsi in oltre 40 città. Insieme ad essa, e successivamente, sono nate altre scuole di formazione a Milano, Napoli, Bologna e Taranto. Solo la Scuola SICOF ha formato finora circa 7.000 Consulenti Familiari ed Operatori consultoriali. Per completare la panoramica aggiungo che nel 1977 nasce l’A.I.C.C.eF. per volere di Giovanna Bartholini , consulente familiare formatasi con Lemaire e Rogers, per tutelare la professione del Consulente Coniugale e Familiare.

© AICCEF – Associazione Italiana Consulenti Coniugali e Familiari